Affrontare le trasformazioni in corso nel mondo della musica cambiando paradigma: album come contenitori aperti e fluidi con licenze #liberitutti per creare prodotti musicali che siano delle “Opere Culturali Libere”: musica bene comune!

I miei primi due “Long Playing”

 

Guida alla lettura

 

Se ti annoia la premessa vai più in basso a: I miei primi due “Long Playing”.
Se proprio non ce la fai neanche a leggere solo la seconda parte… beh, allora ti consiglio di indossare le cuffie, alzare il volume e saltare direttamente in SoundCloud: https://soundcloud.com/felynx_fx

 

C’era una volta il disco

 

La distribuzione della musica -non è più una novità ormai- è in fase di profonda trasformazione. Dopo essere passata per il vinile, le audio cassette, il cd-rom e gli mp3, si sta consolidando sempre più la distribuzione digitale attraverso le piattaforme online, prevalentemente per una fruizione in streaming.
La Sony già da inizio 2018 ha chiuso la sua ultima fabbrica di Compact Disc, a inizio 2019 Samsung ha cessato la produzione di lettori Blu-ray, la Apple già da diversi anni non mette più i lettori Cd nei propri computer. Notizie di questo genere sicuramente si susseguiranno ancora fino a un punto di stabilità in cui rimarrà solo un piccolo angolo di nicchia per i supporti fisici, così come è accaduto un po’ di anni fa nel mondo della fotografia.
Secondo le ultime statistiche della RIAA (Recording Industry Association of America) che monitorizza negli USA il mercato delle music economy (dati indicativi in quanto rispecchiano abbastanza l’andamento globale), lo streaming a fine 2019 è arrivato a coprire l’80% del mercato. Solo 10 anni prima, nel 2010, costituiva appena il 7% della distribuzione musicale. Nello stesso periodo il download di Mp3 è sceso dal 38% al 9% e i supporti fisici hanno subito un tonfo passando dal 52% al 9%.
E così in questi anni i profitti raccolti da piattaforme come Spotify, Apple Music, Google (Play Music, YouTube Music), Amazon Music, ecc… sono saliti, partendo da 1,5 milioni l’anno (considerando i soli abbonamenti premium), ma decollando soprattutto a partire dal 2016, fino ad arrivare a oltre 61 milioni nel 2019 (sempre solo negli USA).
Queste però non sono buone notizie per la maggior parte di artisti e produttori musicali.

 

La trasformazione tuttora in corso sta portando ad una grande concentrazione nelle mani di poche piattaforme globali che gestiscono la distribuzione (come accade anche in altri ambiti), sempre più distanti dalle esigenze degli autori. Se per un verso oggi l’utente finale ne è avvantaggiato, potendo accedere a più musica con costi più ridotti (ma con la completa dematerializzazione del supporto non la possiede più fisicamente) i ricavi per chi la musica la produce scendono sempre più diventando irrisori.
Così gli artisti oggi (covid a parte) possono contare ormai quasi esclusivamente sui live per sopravvivere.

 

La registrazione, l’attività discografica, oggi trova un senso soprattutto per fare repertorio finalizzato all’esecuzione dal vivo, contrariamente a quanto accadeva ai tempi dei Beatles, in cui divennero tali seguendo un percorso inverso: sospendendo i live per concentrarsi sulla registrazione.

 

Ma nonostante questi cambiamenti continuano ad essere usate, spesso in modo improprio, certe terminologie del passato mutuate dai vecchi supporti fisici: singolo, album, EP, LP. In verità alcuni termini potrebbero avere significati rinnovati, in fin dei conti “Long Playing” sta a indicare che “suona a lungo”.
Anche le dinamiche della produzione musicale cambiano. In passato, quando era giunto il tempo di “chiudere” un disco ci si riferiva a quel momento in cui il materiale mixato e ottimizzato con il mastering doveva materialmente essere riversato su di un supporto fisico e quindi, da lì in poi, nulla poteva più essere modificato. La durata e il numero dei brani inoltre erano condizionati dai limiti del supporto fisico.
Oggi col digitale tutto questo non è più vero, quindi sarebbe opportuno rivedere certe modalità e innovare un po’ il modo di intendere la produzione musicale.

 

I miei primi due “Long Playing”

 

Sulla base di quanto descritto nella prima parte di questo testo, avviando una produzione musicale tutta mia ho così fatto delle scelte, oltre a quelle di natura squisitamente musicale, in realtà ancora molto aperte e in via di definizione, maturazione, ma una cosa è certa: questo percorso nasce per un passionale desiderio di esplorazione delle possibilità sonore di mezzi digitali e strumenti virtuali.

 

Ho previsto dei contenitori virtuali che potranno “suonare a lungo” (ironicamente nel titolo indicati come “Long Playing”) anche se al momento contengono solo una prima traccia.
Contenitori che ho chiamato appunto “Audio container” per dare una percezione più appropriata di quello che intendo. Scatole aperte in cui il titolo indica un tema, una trama, un “concept”, sul quale poter continuare a lavorare nel tempo aggiungendo man mano nuove tracce, senza limiti di spazio o di tempo.

 

I primi due album sono in SoundCloud dove al momento troverete:

 

Audio container #1: The voyager.
Il primo conterrà brani caratterizzati dal tema del viaggio. Viaggio come percorso in un contesto spazio temporale o metaforico, espressione di abbandono, ricerca interiore, desiderio, attraversamenti ideali o concettuali.
La prima traccia “Urban Garden Season”, nata come colonna sonora di un documentario video per un progetto europeo sugli orti urbani, destinato quindi a viaggiare attraverso l’Europa green, è anche un viaggio attraverso gli stili musicali. Dall’elettronica al reggae e allo swing, ma c’è chi ci ha colto anche un’atmosfera tanghera.

 

Audio container #2: Fight for freedom.
Il secondo album raccoglierà “storie” di lotta per la libertà, resistenza e battaglie per i diritti.
La prima traccia non poteva che essere “Bella ciao”, in versione digital, in cui ha collaborato Bianca Giovannini, nota come “la Jorona”, con la sua straordinaria voce (il video su YouTube).

 

Un’altra caratteristica importante della mia produzione sta nel tipo di licenza usata, una licenza copyleft: Creative Commons CC-BY, Attribuzione 4.0 Internazionale grazie alla quale queste tracce sono approvate come “Free Cultural Works”, ovvero, ogni brano è una “Opera Culturale Libera”: la musica come bene comune.

 

L’unica condizione di questa licenza è l’obbligo di citare la fonte, nel mio caso: FelynX FX

 

Una scelta etica che permette di sottrarre la cultura dalle logiche di mercato, anche perché, parliamoci chiaro, per la musica è finita la pacchia che è durata solo pochi decenni della sua lunga storia, in cui il musicista riceveva proventi dalle vendite dei dischi, volendo senza neanche suonare dal vivo; anche se poi gran parte dei ricavi venivano risucchiati comunque da tutta la filiera, lasciando in proporzione agli artisti solo le briciole.
La prospettiva rimane quindi quella di puntare solo sui live… vabbé, a parte in questa fase che ci si è messo di traverso anche il coronavirus.
A questo punto meglio liberare del tutto la musica e magari usare le registrazioni solo come veicolo promozionale, o come studio propedeutico alla preparazione dei live, permettendo così anche a tutti di usufruirne senza l’intermediazione penalizzante del vil denaro.

 

La licenza CC-BY, invece di imporre divieti, garantisce permessi, garantisce quattro libertà essenziali senza limitazioni:

  • libertà di usare e rappresentare l’opera facendone qualsiasi uso, privato o pubblico, comprendendo tutti gli usi derivati come la rappresentazione o interpretazione dell’opera senza eccezioni;
  • libertà di studiare l’opera e impiegarne le informazioni, permettendo di esaminare l’opera e di usare la conoscenza ottenuta da essa in qualsiasi modo;
  • libertà di redistribuire copie, scambiarle, cederle gratuitamente o venderle, indipendentemente o come parte di un’opera più grande, di una raccolta. Nessun limite anche sulla quantità di informazioni copiabili, nessun limite su chi possa effettuare copie o sul supporto;
  • libertà di ricavarne derivati, remixare e condividerli per qualsiasi scopo. Tutti possono apportare miglioramenti all’opera e modificarla potendo poi distribuire liberamente la versione modificata, indipendentemente dall’intento e scopo di tali modifiche.

Curiosi di sapere come andrà a finire?

 

Seguitemi attraverso uno o più dei miei canali Web 😉

 

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